La storia del Salento

I BORBONI E IL BRIGANTAGGIO

Brigante se more, canto sul brigantaggio

Tornando alla storia geo-politica, va detto che in questo periodo non cambiò molto…il Salento restò sempre in mano alla Spagna, e nel 1734 iniziò la dominazione borbonica con il re Carlo III e l’inizio di un’avventura chiamata Regno delle due Sicilie.

Carlo III cercò in qualche modo di “mettere una pezza” alla difficoltosa situazione finanziaria in cui versava il regno appena acquistato, costruendo strade, porti e cercando di dare impulso ad un’economia ormai ferma. Alcuni storici attuali definiscono questo periodo di governo borbonico come un toccasana per l’economia del Sud, ma le cose stanno diversamente, almeno in parte.

Il popolo salentino iniziò una serie di proteste per chiedere migliori condizioni di vita. Tanto per fare un esempio, l’olio rappresentava una delle produzioni maggiori, che garantiva denaro a sufficienza per il pagamento delle tasse e per il sostentamento della famiglia, ma per volere dei Borboni, spesso le navi piene di olio restavano anche mesi ferme nel porto di Gallipoli, con conseguente perdita di guadagni da parte dei contadini e dei nobili salentini, i quali anch’essi iniziarono a protestare.

I contadini del Salento vivevano in pessime condizioni e dovettero attendere il 1806, anno in cui i francesi spodestarono i Borboni ed insediarono sul trono di Napoli Giuseppe Bonaparte che abolì i privilegi feudali ed i privilegi baronali, ponendo tutto sotto l’egida dello Stato. Ma a Lecce non fu sufficiente, perché ci volle un decreto ad hoc, datato 16 ottobre 1809, a firma di Gioacchino Murat, che succedette l’anno prima a Bonaparte, per vietare “qualsiasi diritto feudale degli ex baroni ad eccezione delle decime del grano, orzo, avena, bambagia, lino, fave, mosto, vino e olive, rimanendo vietata qualsiasi altra esazione di decima”, ma ciò non fu sufficiente per estirpare una mentalità feudale rimasta per secoli nei costumi dei notabili salentini.

L’opera di statalizzazione di Murat fu certo utile, ma non nel nostro territorio, in quanto andò a beneficio di imprenditori arricchiti che presero in concessione le terre e le affidarono ai contadini, ma sempre secondo i criteri del feudalesimo. Dunque poco cambiò. E molti contadini, felici delle nuove leggi di cui si vociferava, che promettevano una redistribuzione delle terre, subirono la frustrazione di un nuovo ritorno al passato.

Ma il periodo statalista fu breve. Nel 1815 tornarono i Borboni e l’attività repressiva dei funzionari governativi salentini fu crudele. Ovunque regnava il terrore, i sostenitori del regime francese vennero arrestati e processati sommariamente, i contadini che lottavano per un pezzo di terra vennero arrestati, torturati e condannati al carcere.

La ribellione popolare pareva sul punto di scoppiare. Dopo secoli di dominazioni, il popolo contadino subiva ancora le vessazioni di una classe dirigente ingorda, rapace e sanguinaria.

“E mo basta”, dissero i contadini, molti dei quali iniziarono una vera e propria attività di brigantaggio.

Per farvi capire l’esasperazione dei contadini, pensate che in quel periodo il governo borbonico pensò di importare prodotti agricoli dall’estero, specificatamente dall’oriente, per via dei prezzi minori, un po’ come accade oggi per i prodotti cinesi, ma le tasse rimasero invariate e, per di più, vi fu un provvedimento che impose il blocco dell’esportazione dell’olio dal Salento. Dunque i contadini meridionali subirono oltre il danno anche la beffa.

E scoppiarono le rivolte. Nel 1817. Nel 1820. Non si contarono i morti, i feriti, i mutilati, gli arrestati, i processati, i condannati a morte. Tutti contro tutti. I militari borboni contro i contadini, i nobili locali contro i contadini. Solo i briganti lottavano a favore della causa contadina, perché anch’essi contadini…

Insomma, mettetevi nei loro panni: vi fanno pagare le tasse, vi dicono che i vostri prodotti non sono vostri, vi impediscono persino di vendere quei pochi che vi restano…voi che fareste? Beh…pare una domanda retorica, visto che a raccontarvi questa storia mi sembra di raccontare la storia di uno qualsiasi degli imprenditori italiani di oggi…

Ad ogni modo, il brigantaggio nacque così. Nacque dall’esasperazione, da secoli di soprusi. Se qualcuno ha letto sui briganti come di criminali, di ladri e assassini, si sbaglia. Anzi, si sbaglia la storia ufficiale a ridurli a ciò. E’ vero che nel fenomeno del brigantaggio c’era di tutto: c’era l’idealista, il combattente, il criminale…ma è tanto diverso da oggi? Oggi nei movimenti politici c’è di tutto: l’idealista, l’opportunista, il militante schietto, il facinoroso…Ma tanto basta per ridurre i movimenti politici a criminalità comune? Non credo.

Cambiano i tempi, ma i fenomeni sono sempre quelli.

E così fu il brigantaggio, un fenomeno di reazione ai soprusi del governo borbonico, sopravvissuto fino all’unità d’Italia e oltre, un fenomeno complesso, ancora tutto da studiare (e ci credo, finora l’hanno bollato come criminalità comune…).

2018-11-24T19:42:08+00:00