La storia del Salento

LA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO, I BIZANTINI E L’ARRIVO DEI SARACENI

Affresco bizantino

In una sorta di equilibrio politico, il Salento rimase di dominio romano fino alla caduta dell’Impero, a seguito della quale vi furono secoli di alternanza, in cui il Salento subì la presenza di numerosi popoli, molti dei quali invisi alla cittadinanza, a motivo delle continue e feroci sevizie, delle pressanti imposizioni fiscali e delle invasioni d’oltremare che indussero il popolo salentino a battaglie e difese del territorio, spesso lasciato isolato ed indifeso dal governante di turno.

E fu così che occorrerà aspettare la fine della Guerra greco-gotica (535-553 d.C.) tra Bizantini e Ostrogoti, perché l’imperatore d’Oriente Giustiniano, uscito vincitore, riportasse l’ordine sull’intero territorio italico divenuto nel frattempo una Provincia dell’Impero Romano d’Oriente.

Per più di mezzo millennio la civiltà dei Bizantini penetrò in ogni settore della vita e della cultura nella nostra penisola permeandone spiritualità e comportamenti. Del resto, fra tutti i territori italici il Salento fu sicuramente il più “bizantino” , ovvero quello che in maniera più autentica assimilò fin nella stessa dimensione ontologica i valori e le idealità più profonde del vicino Oriente.

La guerra tra Bizantini e Ostrogoti lasciò il segno su questa terra ormai martoriata da continue invasioni. Tutta l’l’Apulia (l’odierna Puglia) venne devastata e saccheggiata. Attila, il feroce condottiero ostrogoto, mise a ferro e fuoco l’intero territorio. Vennero dapprima espugnate e saccheggiate Lecce, Taranto, Gallipoli, Brindisi ed Oria poi, nel 547, fu la volta di Manduria, Nardò, Egnazia, Valesio, Ostuni e Mesagne mentre, fra il 547 ed il 550, vennero rasi al suolo tutti i villaggi compresi fra Ugento e lo Ionio e fra Lecce e Soleto.

Tuttavia non riuscirono a prendere la città di Otranto, divenuta la principale base strategica bizantina e quindi luogo continuo di approdo di nuovi contingenti e rinforzi provenienti da oriente. La città di Castro subì una sorte peggiore: già nel 456 d.C., assediata e saccheggiata dai Vandali a seguito di una lunga battaglia, nel 543 d.C. fu presa dai Goti tuttavia difesa dal bizantino Valentino. Il terrore dei continui attacchi, però, durò a lungo, finché la città non fu liberata da Giustiniano.

A seguito di queste debolezze nel governo del territorio, delle continue lotte e dell’instabilità politica, i Saraceni, di fede islamica, partiti dal medioriente a seguito delle numerose battaglie vinte in Terra Santa, e risaliti per la Spagna, trovarono terreno fertile per la loro espansione nell’area mediterranea.

E fu così che conquistarono dapprima Brindisi (838), si impadronirono di Taranto (840-871) istituendovi persino un emirato e scesero verso Sud.

Erano questi anni di continui attacchi, per mare e per terra, di razzie e saccheggi, agevolati dalla debolezza del governo bizantino e dalla rapidità degli spostamenti saraceni, oltre che dalle loro sempre più crescenti ricchezze.

E’ probabile, come ha sostenuto qualche studioso del fenomeno del tarantismo, in primis il De Martino, che è stato proprio un grande e terribile evento ad aver scatenato nella coscienza collettiva lo sviluppo di un male atavico, innato, alimentato dai miti greci e orientali che sino a quel momento erano entrati nel corredo culturale della gente salentina.

Qualcuno sostiene che il tarantismo ha una forte affinità con diversi riti di origine africana, anzi, che l’origine del fenomeno si trova proprio nel cuore dell’Africa. Certo, affronteremo più avanti quest’argomento, ma qui vi basti sapere come gli eventi storici, le tragedie, le continue vessazioni, ma anche la diffusione di altri elementi culturali, abbiano portato il popolo salentino a maturare una serie di regole comportamentali inconsce, esplose poi in un fenomeno a tutti oggi ancora inspiegabile.

Tornando ai Saraceni, nel 885 l’Imperatore Basilio I, disperato per i troppi attacchi saraceni nell’Italia meridionale, decise di inviare un valente condottiero bizantino: Niceforo Foca, il quale fu in grado di riprendersi Bari e Taranto respingendo gli attacchi saraceni anche grazie alla popolazione salentina, la quale, per ringraziarlo, lo ricorda tutt’ora (si dice che San Foca sia dedicata a lui). Tra l’altro la storia vuole che fu lui a fondare Veglie, popoloso centro del Nord Salento nei pressi dell’incantevole Porto Cesareo, chiamato così proprio perché in quel luogo ospitale e pianeggiante, vicino al mare, ideale per controllare la costa, si vegliava per scongiurare gli attacchi saraceni.

cripta favana veglie 4

Testimonianza della presenza bizantina in Veglie è la celebre Cripta della Favana, antica testimonianza della cultura greco-bizantina nel Sud Italia e interessante anche dal punto di vista religioso, in quanto i suoi affreschi (a tutto tondo) dimostrano il passaggio dal rito greco al rito latino.

Un aspetto “curioso” riguarda il suo ingresso, rivolto verso Est, proprio come i Menhir.

I NORMANNI

Tra alterne vicende, dobbiamo attendere la prima metà dell’anno 1000 per vedere in scena il popolo Normanno.

Un altro popolo conquistatore. I Normanni provenivano dalla Scandinavia, Norvegia e Svezia. Erano di origine germanica, ma s’insediarono in numerosi territori e, nei loro viaggi, giunsero fino al Sud, ove arrivarono in qualità di mercanti, ma soprattutto come soldati ingaggiati nelle lotte contro i Saraceni e contro i Bizantini, che furono sconfitti.

E fu così che numerosi centri del Salento vennero governati dai Normanni. Lecce prese una posizione di dominio, con la fondazione, nel 1055, della Contea di Lecce. Ma anche i territori del centro Salento furono valorizzati, con la fondazione della Contea di Nardò e della Contea di Soleto.


TANCREDI D’ALTAVILLA

cerrate

L’Abbazia di Cerrate

A Lecce, nel 1138, nacque uno degli esponenti di spicco della dinastia Normanna: Tancredi d’Altavilla, divenuto poi conte di Lecce. Per questo motivo era conosciuto come Tancredi di Lecce.

Tancredi fu il primo a far fiorire l’arte nel territorio salentino. Tancredi, come del resto tutti i Normanni, aveva in qualche modo assimilato la cultura salentina, influenzata pesantemente dalla cultura bizantina, e tutto ciò è testimoniato dalle opere che Tancredi ha voluto realizzare in Salento.

Una delle opere più interessanti si trova nelle vicinanze di Otranto: il celebre Monastero di S. Nicola di Casole, a cui successivamente venne affiliato il Monastero di Centoporte (chiamato così perché aveva appunto cento porte d’ingresso).

Tancredi commissionò anche la costruzione della Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, che si può ammirare nel cimitero monumentale di Lecce.

Ma l’opera più magniloquente fu l’Abbazia di Cerrate, a pochi km da Squinzano. Si chiama così perché secondo la leggenda, mentre Tancredi si trovava in quella zona, gli apparve l’immagine della Madonna tra le corna di un cervo.

Infine non va dimenticata la Cattedrale di Otranto, fondata dal vescovo normanno Guglielmo nel 1068, in stile romanico ma con evidenti richiami allo stile bizantino e paleocristiano.

La Cattedrale è arricchita al suo interno da uno dei più raffinati mosaici al mondo, voluto fortemente da Tancredi e affidato al monaco Pantaleone. La meraviglia del mosaico testimonia in modo assoluto il legame tra Nord e Sud, tra cultura bizantina e cultura Normanna ed è un coacervo di simboli religiosi e pagani.

Nella famiglia degli Altavilla succedette al trono Costanza, che sposò Enrico VI di Svevia. Fu così che terminò la dinastia dei Normanni in Salento.

Cattedrale di OtrantoMosaico di Pantaleone Cattedrale Otranto

2018-11-24T19:42:08+00:00