La storia del Salento

IL NEOLITICO NEL SALENTO: I MESSAPI

guerriero messapico

Il primo popolo che ha lasciato testimonianza di un vivere organizzato, associato, con regole democratiche ed estremamente produttivo è quello dei Messapi, una vera e propria civiltà molto progredita, che ha vissuto, coltivato, civilizzato e difeso il territorio salentino dai continui attacchi provenienti sia dal mare sia dai territori contermini.

I Messapi facevano parte dell’etnia degli Iapigi, insieme ai Peucezi, che abitarono nel centro della Puglia ed ai Dauni, che s’insediarono nel nord della Puglia. Gli Iapigi erano consanguinei degli Enotri, un’altra tribù d’origine illirica che viveva nella Basilicata e nella Calabria settentrionale, da qui il termine Enotria (terra del vino), che Omero utilizzava per indicare l’Italia.

Non sappiamo di preciso da dove provenissero i Messapi. Lo storico Erodoto racconta che provenissero dai Cretesi che in seguito ad un naufragio si stanziarono in Puglia prendendo successivamente il nome di Iapigi-Messapi.

Non sappiamo se l’origine cretese fosse certa, in quanto già il territorio salentino era abitato da popolazioni autoctone mischiate nel tempo con altri popoli: Micenei, popolazioni provenienti dall’Anatolia, dall’Epiro ed infine gli Illiri che, nel loro navigare, giunsero in terra di Salento e probabilmente vi s’insediarono.

Anche l’origine del nome appare incerta. Alcuni ritengono che il nome significhi “popolo tra due mari”, mentre altri traggono l’origine del nome dalla loro usanza di allevare i cavalli.

Difatti i Messapi erano grandi allevatori di cavalli, tanto che ancora oggi la carne di cavallo è largamente utilizzata nel territorio salentino, ove una delle ricette tipiche è proprio quella dei pezzetti di cavallo. Inoltre erano dediti alla coltivazione della vite e degli ulivi, tant’è che questo tipo di produzione è arrivata fino ai giorni nostri, considerando che il Salento produce vini di primissima qualità ed è il maggior esportatore di olio d’Italia. Eredità, dunque, di un popolo antichissimo che ha tramandato di generazione in generazione la tecnica della coltura dell’ulivo e delle viti e, chi può dirlo, magari ha piantato i primi alberi secolari d’ulivo che oggi possono ammirarsi nelle campagne salentine.

Mura messapiche, agro di Zollino

trozzella-messapicaInoltre sono giunte a noi molte opere di artigianato, come le trozzelle, ingegnosi recipienti dalla forma di anfora dal corpo panciuto che devono il suo nome alle quattro coppie di rotelle, le trozze, disposte alle estremità dei manici, usate per l’approvvigionamento dell’acqua dalle cisterne. In poche parole si facevano passare delle fasce dalle trozze e s’immergeva l’anfora nella cisterna. Con questo sistema l’anfora non toccava mai le pareti della cisterna e quindi non rischiava di rompersi.

Ma infinita è la produzione artigianale che i Messapi ci hanno lasciato e che tutt’oggi sopravvive in alcune zone del Salento, maggiormente influenzate dalla cultura messapica (Soleto, Muro Leccese, Lecce ed i paesi limitrofi, Ugento, Gallipoli, Nardò, Otranto, Roca Vecchia, Vaste, Manduria, Mesagne, ecc.).

I Messapi usavano vestire in modo semplice, con sandali e vesti lunghe, aiutati, per questo, da un clima mite anche d’inverno; mentre le donne vestivano con lunghe tuniche e si ornavano la testa con delle corone. Tale modo di vestire rifletteva l’indole tranquilla del popolo, difatti lo storico Erodono narra che i Messapi fossero un popolo estremamente compatto, legato fortemente alla propria terra, autonomo e indipendente nonché pacifico e laborioso, tanto che ancora oggi è possibile ammirare i loro lavori, sopravvissuti per più di 5000 anni…Nella foto, per esempio, è possibile ammirare un muretto a secco risalente all’epoca messapica, sito in agro di Calimera, a due passi dal Dolmen Placa.

I messapi avevano un vero e proprio attaccamento alla propria terra, così tanto da adornarla, curarla, coltivarla, venerarla.

La propria indole pacifica e laboriosa li portava ad essere non solo poco bellicosi (con ciò non significa che non fossero combattivi!) ma anche molto democratici; la struttura sociale delle comunità messapiche, difatti, era impostata sul governo di coloro che si dimostravano saggi e cauti, i quali usavano ascoltare il parere di tutti, applicando regole di convivenza eque e giuste.

Inoltre ogni comunità, pur essendo autonoma, era fraternamente legata alle altre, in un sistema di mutuo soccorso che favoriva lo scambio delle conoscenze, delle merci e un sistema di difesa del territorio di tutto rispetto.

Tutto ciò è testimoniato da diverse fonti storiche, in particolare dagli storici Erodoto e Tucidide.

ARTHAS IL GRANDE

eroe messapico r

Nel 473 a.C. il principe Arthas, sconfisse la potentissima armata greca. Mai fino ad allora un piccolo popolo, come quello dei Messapi, fu in grado di sconfiggere i greci. E da allora Arthas fu chiamato Il Grande.

In un periodo storico in cui i popoli tentavano in tutti i modi di espandere il proprio potere, i Messapi si accontentavano di quello che avevano, ma ciò non significa che fosse un popolo che non conosceva le armi, anzi. Furono proprio le mire espansionistiche dei Greci e di Taranto (governata dai Greci) a costringerli a difendere strenuamente il proprio territorio, come ci racconta lo storico Erodoto.

In concomitanza con la famosa guerra delle termopili, in cui i 300 spartani difesero la propria libertà dalle armate di Serse, furono proprio gli spartani ad invadere il territorio salentino, nell’intento di creare colonie e reperire ricchezze e forza lavoro (schiavi…), e fu così che fondarono la città di Taranto, dedicata a Taras, figlio di Poseidone, mitologico fondatore della città magnogreca.

Ma nel loro intento di espandersi più ad Est, incontrarono la resistenza dei Messapi, i quali, grazie ad uno sparuto ma valente pugno di soldati, chiamati i Leoni di Messapia, nel 473 a.C. ottennero, con l’aiuto dei Peucezi e dei Dauni, una grande vittoria, tanto che la notizia risuonò in tutto il mondo conosciuto, come una pesantissima sconfitta alla civiltà greca.

Nel frattempo Leonida venne sconfitto alle termopili, il re Pausania, che, nella Battaglia di Platea in Beozia, sconfisse i Persiani, venne destituito e Temistocle fuggì da Atene. Si aprì un periodo di crisi e di destabilizzazione politica, terminato, almeno ad Atene, con la presa del potere di Pericle, che gettò le basi per la creazione di una vera e propria democrazia. Tuttavia le guerre non erano finite, tanto che in un periodo ricompreso tra il 431 a.C. E il 404 a.C., vi fu la cosiddetta guerra del Peloponneso, tra Sparta, Atene e le rispettive coalizioni. In questo quadro, l’apporto dei Messapi fu decisivo per Atene, in quanto il principe messapico Arthas, temuto e stimato in tutto il mondo greco, prestò aiuto agli Ateniesi contro Siracusa (413), tanto perché i Messapi avevano aderito alla lega Delio-Attica a seguito di un accordo che consentiva loro di mantenere la propria autonomia rispetto alle mire espansionistiche della Grecia.

giavellottomessapiDifatti lo storico Tucidide racconta che gli ateniesi attraversarono lo Jonio e approdarono nella zona in cui oggi sorge la suggestiva località di Porto Cesareo, per imbarcare 150 lanciatori di giavellotto. Ciò dimostra quanto gli ateniesi stimassero la forza e la destrezza dei Leoni di Messapia.

Ma la stima si estendeva anche alle grandi capacità diplomatiche del giovane re Arthas, di cui oggi abbiamo poche e frammentate notizie, ma che ci danno l’idea della sua straordinaria diplomazia, abilità fisica e capacità di governo.

2018-11-24T19:42:08+00:00