La storia del Salento

LA PREISTORIA NEL SALENTO

Evoluzione

Baia Uluzzo, Marina di Nardo'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si riteneva finora che il Salento fosse abitato sin dal Paleolitico medio. Era pacificamente ritenuto, fino ad oggi, che in alcune zone del Salento vivesse il cosiddetto Homo di Neanderthal, ma di recente è circolata la notizia, proveniente dalla celebre rivista Nature, per cui il Salento è stata la prima tappa europea dell’Homo Sapiens. Fino ad oggi si pensava che l’Homo Sapiens abbia fatto la sua comparsa in Romania, ma oggi è stato accertato da un’equipe di studiosi italiani e austriaci che ben 45.000 anni fa, quindi qualche millennio prima di quanto sinora accertato, l’Homo Sapiens abbia scelto come residenza la Grotta del Cavallo, sita nella suggestiva area di Porto Selvaggio, Baia Uluzzo, nel territorio di Nardò, dando origine ad una specifica cultura, quella uluzziana.

Ora è sicuro che l’Homo era davvero Sapiens. Ha scelto un bel posto dove vivere!

Dunque per un periodo imprecisato l’Homo di Neanderthal ha convissuto, in Salento, con l’Homo Sapiens, appena giunto dalle coste africane. Non sappiamo che tipo di convivenza abbiano avuto: separati in casa o civilmente rispettosi della propria condizione (uno era un po’ rozzo, l’altro leggermente evoluto), fatto sta che il primo si è estinto, mentre il secondo è considerato il nostro primo padre.

Le Veneri di Parabita

Altra testimonianza della presenza dell’uomo nel Salento sin dalla preistoria è anche la scoperta, nella Grotta delle Veneri di Parabita, di alcune statue ossee – chiamate appunto le Veneri di Parabita – che dimostrano l’esistenza, in quel periodo, di culti riguardanti la fertilità. Di questo periodo, però, abbiamo pochissime notizie. Quelle più suggestive riguardano il Neolitico. Stiamo parlando ora della fine del VII e gli inizi del VI millennio a.C.

E’ il 1970. Un gruppo di speleologi salentini scopre, nei pressi di Otranto, una grotta carsica in cui vengono rinvenuti numerosi pittogrammi sulle pareti. E’ la cosiddetta Grotta dei Cervi di Porto Badisco, e la scoperta apre a nuove e affascinanti ricostruzioni storico-religiose. Il Salento era abitato sin dal neolitico da comunità strutturate e con precisi rituali religiosi.

Recenti studi hanno dimostrato che in tutta l’Europa neolitica, a giudicare dai miti sopravvissuti, le credenze religiose erano molto omogenee e tutte basate sul culto di una dea Madre dai molti appellativi, venerata anche in Siria e in Libia.

La leggenda narra che Porto Badisco (Otranto) sia stata la prima sponda adriatica toccata da Enea, nel suo viaggio in Italia, fuggendo da Troia.

E la leggenda vuole che le grotte presenti sul territorio otrantino, tra cui spicca la celebre Grotta dei Cervi, fossero utilizzate dapprima come abitazione e, successivamente, per la pratica di riti propiziatori e di carattere religioso.

Secondo lo storico Eratostene, la guerra di Troia si colloca storicamente verso la fine dell’età del Bronzo, più o meno intorno 1300-1200 a.C.

Omero racconta nell’Iliade che Enea, fuggito da Troia, prima di giungere nel Lazio, dopo lunghi e pericolosi viaggi, approdò sulle coste dell’Epiro da Eleno, uno dei figli di Priamo che nel frattempo era divenuto re.

Enea, poi, vide Andromaca, la moglie di Ettore, l’eroe troiano ucciso da Achille, e rimase turbato nel vederla afflitta dinanzi ad un falso sarcofago di Ettore che era stato eretto proprio a Butroto, antica città dell’Albania meridionale, oggi chiamata Butrinto. Da qui Enea, seguendo il consiglio di Eleno, si diresse verso la Sicilia, la circumnavigò per evitare Scilla e Cariddi e si fermò ad Erice, dove il padre Anchise, ormai allo stremo per le enormi fatiche del lungo viaggio, morì. Ma prima di giungere in Sicilia, si narra che Enea ed i suoi sbarcarono sulle coste salentine.

Difatti nel libro III dell’Eneide si legge che “ci spingiamo innanzi sul mare, tenendoci accosti alle vicine scogliere Ceraunie, da dove è la via per l’Italia e più breve il viaggio sulle onde…e già, fugate le stelle, rosseggiava l’Aurora, quando da lungi scorgiamo oscuri colli e il basso lido dell’Italia…Le invocate brezze rinforzano, e già più vicino si intravede un porto, e appare un tempio di Minerva su una rocca. I compagni ammainano le vele e volgono a riva le prore. Il porto è incurvato ad arco dalla corrente dell’Euro; i suoi moli rocciosi protesi nel mare schiumano di spruzzi salati, e lo nascondono; alti scogli infatti lo cingono con le loro braccia come un doppio muro, e ai nostri occhi il tempio si allontana dalla riva”.

butrinto

E’ evidente che Otranto rappresentava la tappa più vicina dalle coste dell’odierna Albania. Da Butrinto, Otranto, in linea d’aria è alquanto vicina.

Ad ogni modo, secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso, le navi di Enea approdarono in punti diversi delle coste salentine: alcune nei pressi di Otranto, ove si trova la grotta dei cervi, altre nei pressi di Leuca ed infine altre nei pressi di Roca. Ma recenti studi hanno dimostrato che la nave di Enea approdò in un luogo denominato “Castrum Minervae”, l’attuale Castro, ove egli stesso scorse da lontano un porto e “sulla rocca il tempio di Minerva”.

Dunque all’approdo di Enea vi era, in Salento, un vero e proprio tempio dedicato a Minerva, dove gli archeologi dell’Università di Lecce hanno rinvenuto persino frammenti di una statua di divinità femminile e molte armi in ferro a lei offerte. In quel tempio, dunque, si venerava una dea guerriera. Si venerava Minerva.

E quindi si ritiene che nel Neolitico vi fossero comunità in qualche modo organizzate e con riti religiosi simili a quelli greci.

Il neolitico è un’importantissima fase di evoluzione della specie umana, in cui l’uomo passa dalle attività venatorie alla coltivazione della terra, alla formazione di comunità organizzate (villaggi), alla realizzazione di opere in ceramica, tessiture, insomma, di produzione artigianale.

Alcune tracce della presenza dell’uomo nel neolitico si possono rinvenire sulle coste dello Jonio, nei pressi di Gallipoli, ma va detto che a seguito dell’evoluzione verso un’economia agricola, vi furono spostamenti verso l’interno. Nell’entroterra salentino, infatti, possiamo incontrare tutt’oggi opere appartenenti alla fine del neolitico, i cosiddetti megaliti: Dolmen, Menhir, Specchie e Bethel.

Dolmen Scusi Giurdignano

Si narra che questi grossi ammassi di pietre fossero stati costruiti da antichi popoli giunti in Salento da lontano. Le leggende narrano che a costruire dette opere furono i popoli Celti ed Egizi. Essi usavano simili costruzioni per venerare i defunti. Una delle teorie più accreditate, infatti, vuole che i dolmen fossero vere e proprie camere funerarie, un po’ come le famose piramidi egiziane.

Altre teorie, molto più suggestive, fanno riferimento alla presenza di antichissime popolazioni, discendenti del leggendario popolo di Atlantide, i Túatha Dé Danann, che hanno abitato l’Irlanda in tempi antichi, prima dei Celti e che costruirono i megaliti di cui è ricco il paesaggio irlandese, come quello pugliese.

Si racconta che questi personaggi leggendari fossero dei giganti, dalla forza sovrumana, capaci di erigere i megaliti con ammassi di pietre gigantesche, pesanti anche più di 100 tonnellate, con la sola forza delle braccia. Difficile pensare siano state realizzate dalla forza di uomini comuni.

E’ vero che questi sono racconti mitologici – che non trovano riscontro nelle cronache storiche – leggende tramandate oralmente, di origine medievale e diffuse in modo prevalentemente orale, quindi poco accertabili; tuttavia sorgono due importanti dubbi sul filo comune che lega l’Irlanda alla Puglia e, in particolare, al Salento.

Primo. I megaliti sono testimonianze storiche inconfutabili, presenti in entrambi i territori, mentre non si trovano in altre zone d’Italia (solo in Sicilia e Sardegna). La loro somiglianza fa pensare che i costruttori siano stati gli stessi, perché è difficile immaginare che le tecniche di costruzione siano frutto del caso.

Secondo. Un ricercatore salentino, Cosimo Pagliara, ha studiato le iscrizioni nelle grotte di Torre dell’Orso e in quella di Roca, denominata La Poesia, e ha comunicato i nomi di alcune divinità messapiche come Tator o Taotor, una delle più importanti di questa zona.E’ curiosa la somiglianza con il nome Túatha.

Ma torniamo ai racconti storici. S’è detto che la terra di Salento era abitata sin dal paleolitico (se non da prima), e che l’Homo Sapiens ha lasciato molte testimonianze del suo passaggio. Non sappiamo precisamente a quale epoca appartenessero, ma sono rimaste numerose testimonianze della cultura salentina pre-messapica.

Bocca di un silos alimentare scavato nella rocciaTomba di epoca pre-messapica

2018-11-24T19:42:08+00:00