La storia del Salento

LA STORIA RECENTE

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 il Salento cambia completamente e passa da periferia d’Italia a centro di interessanti progetti di rivalutazione delle culture subalterne.

Se da un lato si sviluppa sempre più il turismo balneare, dall’altro nasce un fenomeno di aggregazione sociale che vede al centro il turismo giovanile, alla ricerca di momenti d’aggregazione estivi. Pionieri di questo modello turistico sono i Sud Sound System e il fenomeno delle posse. Nell’estate del 2000 nasce a San Foca il Mamanera, un locale reggae che diventerà, nel corso degli anni, un punto di riferimento per il reggae in Italia.

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Il Mamanera, San Foca

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I Sud Sound System

Nello stesso periodo sorgono diversi campeggi attrezzati nell’area adriatica tra San Foca e Torre dell’Orso e quella zona diventerà, per diversi anni, un polo attrattivo per la vita notturna estiva. Ma il grosso del turismo salentino viene richiamato da un altro fenomeno in fase di sviluppo: la riscoperta delle tradizioni musicali. Nel 1999 nasce il festival de La Notte della Taranta e nello stesso periodo prendono piede diversi progetti musicali sparsi in tutto il Salento: dall’esperienza del Canzoniere di Terra d’Otranto nasce nel 1996 il gruppo Aramiré, poi gli Alla Bua e, nel basso Salento, l’innovativo progetto dell’Officina Zoè. E’ in quel periodo che viene prodotto il film “Pizzicata” del giovane regista Edoardo Winspeare ed è in quel periodo che nascono i primi festival di musica folk, non solo in Salento, ma in tutta Italia.

Edoardo Winspeare

Da un’oculata attività di riscoperta portata avanti da diversi intellettuali locali, fioriscono diverse pubblicazioni, poi diffuse negli ambienti accademici e culturali d’Italia e d’Europa, tanto che fino ai primi anni del 2000 il Salento è visto come un punto di riferimento per il folk-revival e il turismo che si sviluppa è di tipo “etnico”, formato da studiosi, appassionati, antropologi e accademici di vario titolo.

Nel frattempo, e siamo intorno al 2006-2007, si inizia a fiutare l’affare della “pizzica” e spuntano come funghi diverse feste e sagre, aumentano i gruppi di riproposta (che passano da poche decine degli anni 2000-2005 a più di 200 negli ultimi anni) e aumentano anche gli appassionati di “pizzica&taranta”. Cambia anche il nome, frutto della trasformazione da fenomeno di riscoperta a fenomeno di moda.

taranta ragno

 Povera me, mi hanno presa per un genere musicale…

In questo contesto inizia una martellante azione di marketing territoriale che porterà negli anni il Salento ad essere una delle mete più apprezzate d’Italia, non solo per le bellezze naturali ma anche per la vita notturna. Fiutando un vuoto di offerta turistica, diversi operatori economici si concentrano sulla promozione di eventi glamour&fashion, trasformandoli in pochi anni in una vera e propria industria del divertimento. E’ il caso di Gallipoli, divenuto in pochi anni un polo d’attrazione per una grossa fetta di mercato: quello del divertimento notturno, scippando (se così si può dire) lo scettro a Rimini, che – però – non ha mai celato il piacere di averlo perso.

gallipoli movida

Però non è tutto oro quello che luccica. Se da un lato il Salento è diventato un territorio in cui investire sul turismo, dall’altro ha iniziato a perdere brandelli d’identità, vedendo sventrare pezzi di ambiente a vantaggio della “modernizzazione”.

Uno dei tanti mutamenti è stato il progetto “innovativo” voluto dalla Regione Puglia, per l’ampliamento delle fonti di energie rinnovabili, che ha visto numerosissime campagne private dei suoi alberi d’ulivo e riempite di pannelli fotovoltaici. Da Brindisi a Leuca, molte campagne – nell’ultimo decennio – sono state usate per la costruzione di immensi parchi fotovoltaici che hanno contribuito a rendere la Puglia la prima fonte di energie rinnovabili d’Italia, riducendo la capacità produttiva agricola, ormai disincentivata in ogni forma, nonostante il marketing territoriale pubblicizzi le tipicità agroalimentari locali.

parco fotovoltaico salento

Altri mutamenti riguardano l’ampliamento di strade (un esempio è la Maglie-Otranto, 15 km di strada panoramica ormai diventata una superstrada priva di quasi 8000 ulivi), l’aumento dei prezzi nella stagione estiva (frutto di una politica economica assente a livello di concertazione politica) e l’aumento vortiginoso delle lottizzazioni e delle cementificazioni soprattutto nelle aree costiere.

Inoltre due casi hanno contraddistinto gli ultimissimi anni: il primo è il progetto TAP (Trans Adriatic Pipeline), ossia un gasdotto che attraverserà Grecia e Albania per approdare a San Foca e che – secondo i contrari – distruggerà parte dell’ecosistema locale.

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La mappa del gasdotto TAP

Il secondo è la questione xylella fastidiosa, un batterio che secondo alcuni porta al Complesso del disseccamento rapido dell’olivo, che proprio in questi mesi (dicembre 2015) è finita in un’inchiesta della Procura di Lecce, che ha posto sotto sequestro tutti gli Ulivi interessati dagli abbattimenti coattivi.

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Un ulivo affetto da disseccamento rapido

Quindi l’ultimo decennio è stato caratterizzato da due mutamenti che possiamo sintetizzare in due concetti chiave: aumento del turismo (di massa, però) e diminuzione del valore-ambiente in nome di un progresso tecnico e tecnologico i cui frutti si vedranno nei decenni a venire.

2018-11-24T19:42:08+00:00