La storia del Salento

LA FIGURA DI RENATA FONTE

Renata-Fonte

Al di fuori della criminalità organizzata vi era una fetta di spregiudicati professionisti, legati alla politica locale, che voleva accrescere il proprio potere economico a danno del territorio. A fare le spese di questa sporca e corrotta mentalità fu il giovane assessore alla Cultura del Comune di Nardò, Renata Fonte, che a soli 33 anni sfidò i palazzinari salentini a difesa del parco di Porto Selvaggio.

Negli anni ’60 e ’70 il Salento fu invaso da una penetrante cementificazione che distrusse diverse incantevoli località di mare. Porto Selvaggio, che prende il nome proprio dalla sua caratteristica, si salvò.

porto selvaggio nardo laputea

Porto Selvaggio, marina di Nardò

Però qualcuno del Partito Repubblicano (e non della mafia, come taluno crede), lo stesso in cui militava Renata Fonte, decise che in quello spettacolo della Natura andasse costruito qualche villaggio turistico, un alberghetto, insomma, un po’ di cemento. “Eh no – disse l’Assessore Fonte – Porto Selvaggio non si tocca”. Fu così che iniziò una lunga battaglia, sostenuta anche dai media locali. E allora mandarono due tizi ad intimidirla, a minacciarla. Era la sera del 31 marzo 1984. Passeggiava sotto i portici di Corso Galliano a Nardò quando vide due tizi armati. E ne riconobbe uno. Era un conoscente, uno che le aveva chiesto anche qualche favore. “Proprio tu”, disse lei. E lui s’impaurì, e sparò.

Ma il sangue della coraggiosa Renata servì a difendere Porto Selvaggio, che ora è un Parco naturale regionale, protetto. Il sangue di una donna per la difesa di qualcosa che abbiamo ma che non sappiamo riconoscere. Diceva Peppino Impastato che è facile distruggere la natura, perché non sappiamo riconoscere il bello. E’ vero. Lei lo ha saputo riconoscere, ed è morta per questo.

2018-11-24T19:42:08+00:00