La storia del Salento

IL DOPOGUERRA E LA QUESTIONE DELL’ARNEO

lottearneoLa terra d’Arneo è un’immensa distesa di terreni agricoli situati nel Nord Salento e ricompresa nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto. Siamo in un periodo, gli anni ’40-’50, di riforme agrarie, di lotte contadine per la riappropriazione delle terre, di organizzazioni politiche e sindacali sempre più forti e penetranti nelle società contadine.
E’ in questo quadro che s’installa un vero e proprio movimento fatto di contadini che reclamavano il diritto a coltivare le terre incolte, di proprietà di grandi latifondisti.

Tra il 1944 e il 1950 ci furono numerosissime occupazioni delle terre incolte, proteste e manifestazioni in quasi tutti i Comuni del Salento, perché la riforma Gullo (chiamato il “Ministro dei Contadini”) aveva garantito la redistribuzione delle terre (per far fronte ad una pesantissima crisi economica che aveva messo in ginocchio soprattutto l’economia del Sud Italia), ma non venne mai attuata dai governi che si succedettero.

Com’è noto, il 1 maggio del 1947 ci fu la strage di Portella della Ginestra, dove furono uccisi 11 contadini e feriti 65. La responsabilità, secondo alcuni, fu dei ricchi proprietari terrieri. Per tale motivo De Gasperi si dimise, poi tornò, poco dopo, con un governo di soli partiti di centro destra. Fu la famosa rottura dei governi di coalizione Antifascista.

E’ il 12 maggio del 1950 quando l’allora Ministro dell’Agricoltura Segni (ricco proprietario terriero) realizzò un’altra riforma agraria, che svuotò di significato la riforma Gullo. Questa era una riforma che aveva la formale intenzione di espropriare migliaia di ettari di terre da assegnare ai piccoli proprietari terrieri: le espropriazioni dovevano riguardare 800.000 ettari, dei quali 650.000 nel Mezzogiorno. Ma nella realtà fu espropriato poco più di 1/10. In Salento si espropriarono pochi ettari, che non bastavano alle migliaia di contadini senza terra.

Il senatore Tamborino era proprietario di ben 28.000 ettari di terre, proprio nella zona dell’Arneo, e usava le sue terre solo per la caccia. Eccettuate alcune masserie che provvedevano all’allevamento di animali, il resto di quella immensa distesa di terra era totalmente incolta. Secondo alcune fonti il senatore Tamborino fece pressioni a Roma affinché dalla riforma agraria fosse estromessa la Provincia di Lecce, onde evitare la redistribuzione delle sue terre.

Ma Tamborino e tutti i grandi latifondisti salentini, messi alle strette, alla fine cedettero alle pressioni del P.C. e della lega dei contadini e promisero in totale 4500 ettari di terra. Se ne distribuirono solo 890, poi tutto si bloccò.

Nel frattempo il Parlamento approvava la legge stralcio (n. 841/1950) per la redistribuzione delle terre ai contadini. Ma stranamente il Salento ne rimase fuori. Alcuna zona del Salento era menzionata nella legge.

Consapevoli delle reiterate prese in giro da parte del Governo e dei proprietari terrieri, nel dicembre del 1950 i contadini si riunirono nelle campagne dell’Arneo per protestare e reclamare la terra. Erano in migliaia. In totale i contadini coinvolti furono più di 25.000. Numerosi contadini arrivarono da Nardò, Carmiano, Leverano, Guagnano, Veglie, Salice Sal.no, Campi Sal.na. Chiedevano solo l’applicazione della riforma agraria e un piccolo pezzo di terra per sopravvivere.
Però lo Stato rispose con la violenza. Una violenza subdola, che avrebbe ridotto la popolazione nella miseria ancor più nera. Fu addirittura inviato un aereoplano per stanare i “facinorosi” (nemmeno fossero in guerra…) e accerchiarli grazie all’intervento della celere. Ma i contadini resistettero, senza armi. Quella dei contadini fu un’occupazione pacifica, tanto che non risposero mai alle violenze dei carabinieri.
Centinaia di poliziotti e carabinieri furono chiamati a disperdere i contadini con lacrimogeni e fucilate…ma imperterriti tornarono a riunirsi usando le loro biciclette. Negli anni ’50 la bicicletta era una risorsa preziosa per i braccianti, come oggi l’auto per noi, anzi di più, visto che rappresentava l’unico modo per raggiungere le terre distanti anche decine di chilometri. Vittorio Bodini scriveva “Un figlio lo si sostituisce fin troppo presto, ma la bicicletta distrutta significherà migliaia di chilometri a piedi e notti passate nella nuda campagna, anche d’inverno”.
Ebbene, i carabinieri sequestrarono e incendiarono le biciclette. A dispetto. Nella loro ultima incursione accerchiarono i contadini, sequestrarono le biciclette e le incendiarono. Distrussero anche tutto il cibo che i vari “comitati di solidarietà” avevano regalato agli occupanti. Si colpì, in questo modo, l’unica ricchezza di cui potevano disporre i poveri contadini: significò negare ogni speranza a gente che reclamava solo un piccolo pezzo di terra, dopo secoli di feudalesimo e di sfruttamento.

Questa fu la risposta dello Stato ad una richiesta di lavoro.

Il 3 gennaio del 1951 si conclusero i numerosissimi arresti dei braccianti e, formalmente, si chiuse la vicenda dell’Arneo. Ma l’eco della protesta si sentì fin da lontano.

Il processo Mellone+altri (il procedimento prese il nome del primo arrestato) si concluse con l’assoluzione di quasi tutti gli imputati e con la condanna (solo formale, visto che non fu prevista nemmeno l’iscrizione nel casellario giudiziale) di altri. I giudici compresero pienamente le ragioni del movimento contadino e appurarono le reiterate montature poste in essere dalle forze dell’ordine con l’obiettivo di far passare i contadini per violenti e sobillatori.

2018-11-24T19:42:08+00:00