Perché Cultura e Artigianato?

PERCHÉ CULTURA E ARTIGIANATO?

Spiral new 300Descrivere la cultura di un territorio è sempre un compito arduo, perché è impossibile raccontare in poche righe l’enorme vastità della storia dei popoli, soprattutto quando si tratta di storia non scritta, tramandata oralmente nel corso dei secoli, dei millenni.

Ma tramandare la memoria è nostro preciso dovere affinché i saperi e le storie non si perdano nell’oblio dei ricordi, schiacciati dagli attuali modelli sociali che inculcano la cultura della frenesia, aumentando a dismisura le informazioni in pillole e lasciando poco spazio alla memoria e alla riflessione sul nostro passato.

Una riflessione che ci consenta di fermarci un attimo a rispolverare quella storia non scritta che fa parte del nostro DNA e con cui dobbiamo fare i conti per capire meglio il nostro presente.

Si dice historia magistra vitae. E’ così. La storia ci disegna un tracciato, un percorso, quello compiuto dall’umanità fino ad oggi. E a volte questo tracciato è utile per orientarci e agire con consapevolezza. Perché esistono degli archetipi che l’uomo porta con sé, come corredo genetico e innato e che superano le barriere della storia.

Il primo grande archetipo è rappresentato dai dualismi amore/odio, vita/morte, gioia/sofferenza. Concetti netti e contrastanti, ma che a volte si fondono, si identificano, si realizzano l’uno con l’altro.

Un altro grande archetipo è il racconto. L’uomo ha da sempre sentito la necessità di comunicare con gli altri esseri umani, dapprima attraverso disegni e graffiti, poi con espressioni fonetiche man mano sempre più ricercate ed evolute, tanto da arrivare all’uso sublime del linguaggio come strumento non solo di comunicazione, ma di espressione di concetti astratti. Il linguaggio, poi, si è fatto canto. Un altro archetipo che ha caratterizzato il racconto umano. Dagli aedi agli attuali cantautori, il canto è sempre stato un mezzo per raccontare.

Insomma, gli archetipi raccontano l’uomo. Ma per comprendere a fondo il racconto non è sufficiente leggere i libri di storia. Quelli, semmai, parlano di geo-politica, relazioni interne ed internazionali, insomma, di governanti, non di governati.

Per comprendere l’animo umano nei suoi allacci con la storia bisogna scavare a fondo delle proprie radici, scoprire le storie non scritte di cui i ricordi dei nostri nonni conservano una traccia, affacciarsi nell’antro delle storie locali e così realizzare che la storia ha molti volti, molte versioni, non solo quelle fornite dagli storiografi. Perché il popolo non ha voce, ma canta. E il canto racconta e diffonde storie, molte delle quali sono giunte a noi e ci hanno dato la possibilità di scavare e comprendere le ragioni dei popoli, quelle ragioni mai comprese dalla storia ufficiale.

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Permettimi un’ultima considerazione.

scimiettaIl Salento è un posto incantevole, lo sa chi c’è stato. Lo sa un po’ meno chi ci vive. Negli anni abbiamo peccato essenzialmente di due cose: abbiamo trascurato la nostra storia e abbiamo violentato il territorio. Abbiamo anche taciuto, dimenticando gli insegnamenti degli anziani e facendo finta di non vedere gli abusivismi, pezzi di macchia mediterranea coperti da cemento, alberi espiantati, case abusive a ridosso del mare, uno splendido mare.

Ma per fortuna la Natura è ancora lì, a farla da padrona. Molte persone, con coraggio, hanno evitato che pezzi incantevoli di territorio fossero deturpati ancor di più ed è anche grazie a loro che oggi il Salento è ancora un posto meraviglioso, un grande parco naturalistico dove è possibile perdersi nella natura, attraversare le campagne e vedere intorno solo alberi e vegetazione spontanea. Dove alcuni tratti di costa sono così come la Natura li ha creati, dove la storia dei popoli del mondo ha lasciato piccoli segni del suo passaggio, segni – purtroppo – a volte trascurati o mai conosciuti.

La memoria. Quella la stiamo perdendo a poco a poco. Il Salento ha millenni di storia racchiusi nelle pietre, racconti, leggende, canti, poesie, strofe, giochi, arti e mestieri che rappresentano un vero e proprio patrimonio culturale. Eppure tutto ciò rischia di scomparire. Ogni volta che un anziano muore si perde un pezzo di cultura. Ogni volta che un artigiano, lasciato solo, appende gli strumenti al chiodo, si dissolve nel vento un patrimonio immateriale fatto di tecniche e saperi, tradizione ed innovazione. E sono tanti gli artigiani che sono costretti a chiudere, forzati da un sistema produttivo che impone gusti e tendenze e propone oggetti spersonalizzati, importati, fatti con materiali di dubbia provenienza e, spesso e purtroppo, prodotti in barba ai più elementari diritti umani.

Ma il Salento ha risposto alla globalizzazione proponendo il local e puntando su tradizione e tipicità. Lo ha fatto con quella che viene definitala riscoperta.

Sono circa quarant’anni che è in atto un fenomeno di riscoperta delle tradizioni popolari. Nel momento in cui si rinnegava tout court il passato – il periodo delle contestazioni degli anni Settanta – uno sparuto gruppo di persone riscopriva i canti e i racconti popolari, dando in qualche modo il via a quello che sarà definito folk revival.

Ma poi il percorso di riscoperta ha incontrato gli attuali modelli di comunicazione, insomma, ha incontrato il marketing.

Ed oggi il Salento è in grado di offrire ai turisti la sua produzione alimentare, artigianale e culturale, imponendosi nel mercato turistico e attraendo ogni estate migliaia di visitatori, attratti non solo dal mare, ma anche dal buon cibo e dal divertimento, soprattutto da quello proposto dalla Notte della Taranta.

Peccato che questa ricchezza sia ogni anno sperperata da molti soggetti che, a vario titolo, si occupano di promozione turistica, i quali hanno preferito mettere in luce gli aspetti più divertenti della tradizione e opportunamente oscurando quelli meno divertenti o poco spendibili nel mercato turistico.

In altre parole si è preferito investire in divertimento, trascurando la memoria e, ancor peggio, si considera il territorio come un grande luna park estivo.

Tutto ciò provoca enormi perdite di memoria, il lento disgregarsi di numerosissimi beni culturali e, non ultimo, una selezione del patrimonio culturale fatta non secondo l’interesse storico, l’espressione di identità culturale collettiva, l’utilità per il progresso materiale o spirituale della Società, ma secondo meri interessi economici. La perdita di memoria, poi, incide anche sulla qualità e varietà dei suoni, dei canti, dei balli, con buona pace di coloro che giungono in Salento per vedere il vero ballo della pizzica, ascoltare i veri canti popolari o acquistare un vero prodotto artigianale.

Abbiamo scelto la strada più difficile: quella di proporre contenuti culturali “noiosi” o poco interessanti per il “turismo di massa” e prodotti realizzati a mano, nel territorio, da piccole botteghe artigianali. Ma noi puntiamo a fare del Salento un luogo apprezzato dal turismo culturale e a proporre il miglior artigianato a chi lo sa davvero apprezzare.

Se sei arrivata/o qui nella lettura, allora hai compreso le nostre ragioni. Ti ringraziamo e, se vuoi, puoi condividere questa pagina e farci conoscere dai tuoi amici.

2018-12-05T18:28:08+00:00