Artigianato | Intrecci, ricami, legno

PANARI E INTRECCI NATURALI

panari in giunco, restinco e ulivo selvatico

panari in giunco, restinco e ulivo selvatico

Se davvero vuoi annusare gli odori della civiltà contadina non puoi trascurare il giunco, le canne, il restinco, l’erba palustre, l’ulivo selvatico, il mirto e tutte le altre fibre della macchia mediterranea.

Queste piante crescono rigogliose in tutta la penisola salentina e presto i suoi abitanti impararono ad apprezzarne le qualità elastiche e di resistenza e iniziarono a lavorarle, ottenendo prodotti utili per ogni genere di necessità.

I panari erano cesti utilizzati un po’ per tutto. Erano usati, per esempio, per il trasporto e la conservazione dei frutti della terra, per la raccolta delle olive, ma anche – in forma ben diversa – per la conservazione dei vestiti, tanto che ne è nata una vera e propria figura artigianale, definita panararu (ossia produttore di panari), una volta molto in voga e oggi in via d’estinzione.

La figura del panararu

Lu panararu era (ed è!) esperto non solo nell’arte dell’intreccio, ma anche nella scelta dei materiali e del periodo ove tagliarlo per realizzare prodotti resistenti e di qualità. Difatti la raccolta del materiale non avviene in tutto il periodo dell’anno, ma in un mese ben specifico, nel periodo invernale, in cui i virgulti danno il meglio delle proprie qualità elastiche.

Selezionato e raccolto tutto il materiale, l’artigiano lo tratta con tecniche ben specifiche al fine di renderlo ancor più elastico e resistente.

Il trattamento richiede una serie di operazioni delicate quanto precise: bollitura, essiccazione (sotto certe coperte…), coloritura naturale (nei campi di grano trebbiati…), conservazione e, infine, lavorazione.

La lavorazione è estremamente meticolosa e richiede tanta pazienza quanto maestria. In base alla grandezza o difficoltà dell’opera, l’artigiano può impiegare dalle 4-5 ore a diversi giorni.

Una curiosità riguarda la realizzazione degli oggetti con le fibre delle canne marine, ottenute dalla battitura delle stesse mediante l’uso di uno specifico martello che, usato con una certa tecnica, dà vita ai fili con i quali l’artigiano realizza le sue opere.

Dei panari si parla spesso negli stornelli salentini. Celebre è, difatti, lo stornello

amame beddhra mia ca tegnu cose / tegnu nu panarinu te cirase

(amami bella mia, ho cose / ho un cesto di ciliegie)

Oggi il giunco, il restinco e tutti gli altri materiali della macchia mediterranea vengono usati dai pochi e coraggiosi artigiani per realizzare – oltre ai classici panari – borse, sporte, centritavola, sottopiatti, portabicchieri, portabottiglie, lampade, appliques, piantane, ecc., proprio per evolvere la produzione e continuare una tradizione che rischia di scomparire, offrendo prodotti di qualità e totalmente naturali.

2018-12-08T14:17:21+00:00