Le Grotte e le Cripte del Salento

LE GROTTE E LE CRIPTE DEL SALENTO

LUOGHI, STORIA E CURIOSITÀ

Le grotte carsiche sono la prima testimonianza della civilta’ salentina e sicuramente sono state i primi ripari dell’uomo, ma poi hanno assunto una funzione magico-rituale e religiosa. Inoltre sono ricche di storie e aneddoti. Le Cripte sono stanze o un vani ricavate nella pietra, generalmente sottoterra e di solito contenente uno o più affreschi, di solito di epoca bizantina o comunque medievale. Come in antichità le grotte, erano utilizzate sia come ripari temporanei sia per funzioni religiose.

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LE GROTTE DI ROCA VECCHIA

Le prime “case” dell’uomo erano le grotte. Non c’è che dire. Quando l’uomo non aveva ancora preso dimestichezza con pietre, terra e fango (materiali usati per costruire le prime case), aveva scoperto la via più facile per ripararsi: le grotte. In tempi meno antichi – parliamo ora del basso medioevo – le grotte furono usate come ripari anche dai monaci basiliani e le numerose iscrizioni in latino, rinvenute in molte grotte dell’adriatico, testimoniano un lungo utilizzo delle grotte come riparo, sia dei monaci che dei pescatori o navigatori.

grotta basiliana roca

Le grotte più famose di Roca vecchia sono chiamate grotte della Poesia.

Grotta della Poesia

La grotta della Poesia è chiamata così perché si racconta che un tempo una bellissima Principessa usava fare il bagno qui e molti poeti le dedicavano splendide poesie.

Ma sulla grotta della Poesia campeggia una splendida leggenda.

Si racconta che Rocca (com’era chiamata anticamente Roca) fu saccheggiata dai saraceni nel 1480. Provarono per tanto tempo ad espugnarla, ma senza successo. Un rocano, però, suggerì ai turchi come entrare in paese (la storia ricorda il tradimento di Efialte contro gli spartani alle Termopili): bastava entrare nella grotta della Poesia, in cui c’era un tunnel che la collegava ad un’altra grotta, detta “Poesia piccola”. La Poesia piccola allora si trovava dentro le mura del castello. Allora i saraceni entrarono nel passaggio di notte e distrussero la città. Infatti il nome antico della grotta è Prodosìa, che vuol dire “tradimento”. Poi divenne Posia e poi Poesia.


LA GROTTA DEI CERVI DI PORTO BADISCO

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Una testimonianza unica al Mondo dell’evoluzione dell’Uomo si ritrova sulla costa adriatica, precisamente a Porto Badisco, località a 6 km da Otranto, dove sorge la  Grotta dei Cervi, una cavità di origine carsica che trova l’imbocco sul mare e si sviluppa in tre corridoi distinti, abitata dall’uomo della preistoria e successivamente utilizzata per riti religiosi.

Si chiama così perché uno dei più significativi cicli pittorici rappresenta una caccia ai cervi.

La Grotta dei Cervi è la più importante testimonianza della presenza dell’uomo nel Salento, oltre a rappresentare un’interessante centro di studio dell’arte pittorica e graffitica, visto che conta ben 3.000 pittogrammi e un numero elevato di graffiti, concentrati però solo in una “stanza”, a riprova del fatto che prima del neolitico l’uomo usava abitare le grotte e comunicare con gli altri attraverso l’uso dei graffiti, mentre successivamente, parliamo del neolitico, l’uomo usava simili grotte a scopi religiosi o, comunque, sacrali, e l’elevato numero di pittogrammi che possono definirsi in qualche modo connessi alla religione e alla magia dimostra il cambio di destinazione d’uso della grotta.

Difatti uno dei “disegni” più utilizzati nella grotta è quello della spirale, simbolo di vita, ma non solo.

Per meglio capire il linguaggio usato dai nostri antenati, dobbiamo avere ben chiara la differenza tra graffiti, pittogrammi, ideogrammi e logogrammi.

1.graffiti

I graffiti erano dei segni molto semplici utilizzati per comunicare qualcosa agli altri.Questo elementare modo di comunicazione divenne man mano sempre più evoluto, tanto che si passò, intorno al Neolitico, all’uso dei pittogrammi, disegni più complessi e di matrice magico-rituale, destinati espressamente ai fini della comunicazione visiva.

2.pittogrammi

Successivamente i pittogrammi diventarono ideogrammi (esempio tipico sono i geroglifici egiziani) in cui i simboli stavano per idee astratte oltre che concrete, insomma, gli ideogrammi raccontavano storie utilizzando le prime, arcaiche, forme allegoriche.

3.ideogrammi

Infine dagli ideogrammi si passò ai logogrammi, che rappresentano la prima forma di linguaggio scritto composto da vere e proprie regole grammaticali, seppur elementari.

Le immagini contenute nella grotta dei Cervi appartengono alla famiglia dei pittogrammi, dunque s’inseriscono in un periodo in cui l’uomo, entrato in una proto-comunità, iniziava ad utilizzare le immagini come forma di comunicazione di idee astratte, di valenza mitologico-rituale.

Qui s’inserisce la celebre figura della scimmietta o sciamano, anche detta divinità danzante, presente nel gruppo 46 del corridoio 2 della Grotta dei Cervi.

scimietta

Tale figura appare ad una prima vista in forma antropomorfa, tuttavia è facilmente intuibile, ad una seconda e più approfondita analisi, la mancanza di elementi oggettivamente antropici. A ciò si aggiunge la presenza di una “coda” che non ha alcun riferimento con la figura umana.

Da qui si può giungere alla conclusione che si tratta di una figura appartenente al mondo animale (scimietta) o una figura di fantasia accomunata ad elementi religioso-mitologici.

Al di sotto della figura si ritrovano due linee a forma di cuore che si incrociano come se fossero due serpentelli che s’insidiano nel ballo della scimietta.

Tale figura è entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo, tanto da essere assurta quasi a simbolo del Salento e delle sue tradizioni coreutico-musicali. Difatti alcuni studiosi hanno interpretato l’immagine come una sorta di connessione tra gli elementi simbolici del tarantismo e il culto di una divinità arcaica, magari riconducibile alle divinità legate alla Madre Terra.

Secondo una teoria di carattere mitico-religioso, l’immagine rappresenta dunque una figura divina, mentre i due serpenti rappresentano un’altra divinità.

Tra l’altro un aspetto affascinante è legato al fatto che i due serpenti sono sollevati in direzioni opposte a formare una spirale. Sarà un caso, ma la forma della spirale si ritrova costantemente nella natura e nei prodotti antropici.

Dunque il mito del serpente, la spirale, il ballo, sono – accedendo a tale ricostruzione – elementi quasi archetipici in Salento.


LO SCIAMANO È UNA MAPPA GEOGRAFICA?

C’è un’altra teoria relativa al pittogramma, che lo vede come una mappa geografica della zona di Porto Badisco.

scimietta cartageogr

Secondo questa teoria, gli antichi avevano un senso pratico molto più accentuato di quello che oggi pensiamo e il loro disegno oggi intepretato come magico-rituale era solo una raffigurazione del quotidiano, la trasposizione su pietra dell’ambiente circostante.

Dunque, accedendo a tale teoria, i due “serpenti” altro non sono che due grandi canaloni che procedono dall’entroterra a convogliare le acque sorgive verso il mare, intersecandosi tra loro, mentre il corpo non è altro che la linea della costa. La testa, invece, sembrerebbe raffigurare il sole mentre sorge da dietro le rocce e la “coda” sembrerebbe essere la raffigurazione delle onde del mare.

Ad ogni modo, qualunque sia il suo significato, la scimietta o divinità danzante, o carta geografica che sia, è uno dei simboli più suggestivi della Grotta dei Cervi e una delle più belle testimonianze della presenza dell’uomo primitivo in Salento.


LE GROTTE DI CASTRO MARINA

A Castro puoi trovare la Grotta della Zinzulusa, chiamata così perché in dialetto leccese le stalattiti vengono chiamate zinzule. Qui sono stati trovati resti di animali preistorici nonché reperti archeologici che testimoniano la presenza di attività umane all’interno della grotta, presumibilmente del Paleolitico superiore.

Ma perché le stalattiti qui sono chiamate zinzule? Perché su questa grotta campeggia una meravigliosa leggenda. Si racconta che a Castro viveva una bellissima e ricca ragazza. Ma la sua matrigna era profondamente invidiosa di lei, tanto che desiderava avere tutte le sue ricchezze. Tanto fece tanto non fece che alla fine riuscì a rinchiuderla in una grotta, proprio nella grotta della zinzulusa. Qui la bella ragazza visse per tanti anni, così tanti che alla fine i suoi vestiti erano diventati cenci, ossia “zinzuli”, nel dialetto locale. Alla fanciulla ogni tanto appariva una fatina, che le teneva compagnia. Poco prima di morire, comparve ancora la fatina e le disse: “le tue lacrime vivranno per sempre e tutti quanti le potranno vedere”. Infatti la fatina trasformò le sue lacrime in luminosi cristalli: le stalattiti e le stalagmiti che puoi ammirare nella grotta…

grotta della zinzulusa

La Grotta della Zinzulusa

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Altra grotta importante di Castro è la Grotta Romanelli, in cui sono stati rinvenuti utensili e pietre incise attribuiti all’Homo di Neanderthal, che spaziano tra il Paleolitico medio e il Paleolitico superiore. L’importanza dei ritrovamenti ha fatto sì che tra gli studiosi di mezzo mondo si parlasse di “civiltà romanelliana”.

Una grotta suggestiva e particolarmente bella è la Grotta verde, situata nella marina di Andrano. La luce del sole che si rifrange sulle acque contribuisce a creare all’interno un colore simile al verde smeraldo.

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Altre due grotte interessanti sono la Grotta del diavolo e la Grotta dell’Elefante, ubicate a Novaglie, marina di Alessano e Corsano.

LA GROTTA DEGLI INNAMORATI DI LEUCA

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Sulla grotta degli innamorati, detta anche Grotta Morigio, c’è una splendida leggenda. Si narra che qui vivesse un Re che si era innamorato di una splendida fanciulla, ma lei era già fidanzata con un contadino. Il Re, che non aveva mai ricevuto un rifiuto, fece imprigionare i due amati all’interno della grotta, preoccupandosi di dividerli con una grata. I due amati riuscivano a parlarsi, ma non potevano né vedersi né toccarsi. Poi – chissà come – riuscirono a creare un varco nella roccia e, finalmente, a stare insieme. Anche se non ricevettero mai la libertà, i due prigionieri furono felici. La leggenda trova riscontro nel fatto che effettivamente c’è un passaggio tra le due cavità e che è ancora possibile vedere i fori su cui erano collocate le grate…


LA GROTTA DEL CAVALLO DI TORRE ULUZZO

grotta cavallo

Sulla costa jonica, a Torre Uluzzo (nei pressi di Porto Selvaggio), sorge la Grotta del Cavallo, dove sono stati rinvenute numerosissime testimonianze sulla presenza dell’Homo di Neanderthal, ma anche molte testimonianze sulla presenza dell’Homo Sapians, tanto che sulla celebre rivista Nature è stata accertata l’ipotesi che qui sia sbarcato il primo Homo Sapiens d’Europa, dando vita ad una specifica cultura, denominata dagli studiosi Cultura Uluzziana.


LA GROTTA DELLE VENERI DI TUGLIE (O DI PARABITA)

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La prima grotta che si ritiene sia stata abitata dall’Homo di Neanderthal e da quello di Cro-Magnon è la Grotta delle Veneri di Tuglie (dette genericamente di Parabita, ma in realtà si trova nel territorio di Tuglie) ove sono state ritrovate due statuette, appunto, di due veneri, che dimostrano che la grotta fu teatro di riti di carattere religioso riguardanti la fertilità.

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Queste attività si attestano intorno al 35.000 a.C., stando alle ricostruzioni storiche, mentre in precedenza le grotte erano utilizzate come semplici ripari.

Siamo nel paleolitico superiore. In quel tempo la gente che abitava queste zone usava ripararsi nelle grotte, per viverci e per svolgere le attività quotidiane: dormire, mangiare, ripararsi dal freddo e dalle interperie. Ma quando iniziarono a lavorare la terra e ad organizzarsi in comunità, donne e uomini abbandonarono le grotte e si ripararono in superficie, utilizzandole, da allora, per riti religiosi. La scoperta delle due statuette, difatti, dimostra inconfutabilmente il culto della madre terra praticato nella grotta sin dalla preistoria.


ALTRE GROTTE

A Salve trovate la Grotta Febbraro e la Grotta Montani, quest’ultima è particolarmente importante perché all’interno sono stati rinvenuti resti di animali che testimoniano la straordinaria bio-diversità presente in Salento 70.000 anni fa. Infatti resti di rinoceronti, elefanti e cervi – trovati nella grotta – ci fanno capire che in Salento c’era una vegetazione tale da garantire la permanenza di animali che oggi definiremmo “esotici” o che vediamo solo nei film ambientati in Africa.

grotta montani Salve

Una grotta curiosa è quella di S. Ermete a Matino. Si tratta di una grotta ubicata su una collina, a due passi dal centro abitato. Anche qui sono stati rinvenuti moltissimi reperti archeologici, datati tra 70.000 e 40.000 anni fa. Si possono ritrovare – anche se ormai in pessimo stato – diversi graffiti (è difficile stabilire se si tratta di ideogrammi, pittogrammi, ecc.).

grotta s.ermete Matino

Infine a Leuca puoi ammirare la Grotta del Presepe (perché all’interno sembra di stare in un presepe…), oppure la Grotta delle Tre Porte (proprio perché ha tre accessi), da cui si accede alla Grotta del bambino (forse perché sono stati trovati reperti archeologici appartenenti ad un infante).

La Grotta del Gigante è chiamata così perché secondo la leggenda Eracle uccise dei giganti e li seppellì in questa grotta. Infine troviamo la Grotta della stalla (usata come riparo dei pescatori in difficoltà) e la Grotta del Drago (qui ci sta un grande scoglio che sembra la testa di un drago).

2018-12-05T19:42:05+00:00