Dati e commenti sul turismo in Salento 2012

Turismo in Salento 2012, com’è andata?

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Ebbene, la stagione estiva volge al termine. In questi giorni gli ultimi flussi turistici sono in progressivo esaurimento, anche se si registra un lento ed interessante turismo destagionalizzato, soprattutto proveniente dall’estero (in particolar modo dalla Germania, che da sola rappresenta ¼ degli arrivi stranieri in Salento).

La stagione estiva 2012 si è rivelata – diversamente dagli altri anni – molto sui generis, lasciando di fatto spiazzata buona parte degli operatori turistici (intesi in senso largo: albergatori, ristoratori, agenzie turistiche, ma anche associazioni culturali, artigiani, ecc.).

Premesso che divideremo la stagione estiva in 3 parti:

– Prima parte: giugno-prima metà di luglio (01.06 – 15.07)

– Seconda parte: seconda metà di luglio-prima metà di agosto (16.07 – 15.08)

– Terza parte: seconda metà di agosto-inizi di settembre (16.08 – 06.09)

c’è da dire che nella prima parte della stagione estiva non vi sono stati significativi scostamenti rispetto alle ultime 3 stagioni (2011, 2010, 2009), attestandosi per tutto il periodo in esame un turismo quasi esclusivamente locale.

Il ché non può essere considerato un dato negativo, posto che un numero significativo di salentini, nonostante la crisi economica che attanaglia il paese, ha comunque popolato masserie e trattorie che offrono prodotti tipici nonché i ristoranti di mare, con un occhio al portafogli, preferendo dunque i locali che offrono menù a costi accettabili, senza trascurare la qualità (e ve ne sono, sparsi in tutta la provincia), dimostrando che il salentino medio si concede qualche lusso, ma con oculatezza.

Ciò che ha stupito maggiormente gli operatori turistici riguarda soprattutto la seconda parte (16.07 – 15.08).

Sino alla stagione precedente (2011) si registravano arrivi in lento ma esponenziale aumento, raggiungendo il picco massimo di presenze nella settimana di ferragosto, mentre questa stagione estiva ha registrato un calo significativo ancora in fase di quantificazione esatta. Tuttavia, attendendo i dati definitivi, possiamo stimare un calo di circa il 10-15% rispetto alla stagione precedente, considerando tutto il periodo in esame e considerando maggiormente il periodo 12-18 agosto (ossia la settimana di ferragosto).

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Come indicatori del calo delle presenze possiamo enumerare i seguenti fenomeni, alcuni contingenti, altri strutturali:

1. Il fenomeno degli affitti turistici.

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Nonostante la notizia, apparsa durante l’estate, per cui Gallipoli è una delle mete preferite dai turisti secondo il portale Trivago.it, quest’ultima meta ha subito un leggero calo di presenze in loco a causa dell’alta richiesta delle locazioni a breve termine, attestandosi intorno alle 1.000,00 € a settimana per un alloggio di piccole-medie dimensioni, di circa 4 posti letto.

Difatti quest’anno il turista balneare, differentemente dagli anni precedenti, pur non rinunciando alle classiche vacanze marine, ha preferito spostarsi nell’entroterra, scegliendo case a prezzi più modici e, di conseguenza, recandosi al mare con la propria vettura. Ecco che località come Sannicola, Alezio, Tuglie hanno avuto richieste d’affitto da turisti frequentatori di Gallipoli, mentre località come Nardò o Galatone hanno ricevuto richieste d’affitto per le marine di Santa Caterina e Santa Maria al Bagno (Nardò è molto vicina e molte case del suo centro storico sono vuote); lo stesso dicasi per Veglie o Salice Sal.no in riferimento al turismo di Porto Cesareo e Torre Lapillo.

Difatti anche i prezzi delle case di Porto Cesareo, sino a pochi anni orsono tendenzialmente accettabili, hanno subito negli ultimi anni aumenti sempre crescenti, difatti nella stagione estiva precedente si attestavano intorno alle 700,00 euro a settimana, mentre quest’anno hanno subito un aumento di circa il 10% (sempre per un appartamento con 4 posti letto).

Facile concludere che, in un periodo di forte crisi economica del paese, uno degli elementi di “lusso”, ossia la casa al mare, viene depennata dal bilancio familiare.

2. La scarsa attenzione verso il turismo cultural-naturalistico.

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Anche se molto contenuto e quasi del tutto marginale, il turismo cultural-naturalistico rappresenta una fetta diturismo salento 2012-5 turismo da alimentare e far crescere, in quanto è formato da persone non tanto interessate al mare, quanto a conoscere l’arte e la natura del Salento, con tutte le sue peculiarità. Buona parte di tale turismo, almeno sino a pochi anni addietro, s’identificava anche con il cosiddetto turismo etnico, oggi decisamente più contratto per i fenomeni che saranno spiegati più avanti. Per questi i servizi turistici offrono davvero poco, posto che – eccezion fatta per alcune associazioni culturali – non vi sono né percorsi culturali né servizi legati alle visite del territorio (ulivi monumentali, megaliti, grotte, chiese e cappelle, torri costiere, parchi naturalistici, ecc.), dovendo, il turista culturale, far da sé oppure rivolgersi ad associazioni che si occupano di ciò, senza l’ausilio degli strumenti messi a disposizione degli operatori turistici e/o delle Istituzioni.

3. La carenza di servizi di trasporto collettivo.

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Inutile dire che gli attuali costi del carburante penalizzano fortemente la presenza di turisti provenienti da lontano. In quest’ottica, difatti, il turismo in Salento tutto sommato ha retto anche quest’anno solo grazie alle presenze di turisti provenienti dalla Campania, dall’alta Puglia e dal Lazio, vedendo calare le presenze turistiche di Lombardia, Veneto, Piemonte e del resto del Nord Italia. Ciò a causa sia degli aumenti del costo del carburante che della quasi totale mancanza di trasporti collettivi.

Già Trenitalia, con le recenti soppressioni di numerosi convogli per Lecce e con gli aumenti del costo dei biglietti ha disincentivato le speranze di molti turisti; aggiungasi anche l’aumento del costo del pedaggio autostradale (aumentato, per esempio, di circa 4,00 € per il tratto Roma Sud – Bari Nord) e, come detto, il costo proibitivo del carburante (un viaggio A/R in auto da Milano a Lecce ora costa circa 360,00 €).

E’ solo grazie al trasporto aereo low-cost che la Puglia non ha subito perdite turistiche pesanti, anche se c’è da dire che da Brindisi aeroporto a Lecce (circa 46 km) gli unici mezzi di trasporto sono: treno, bus navetta (costo: 12,00 €) e taxi (circa 70,00 €). Il treno ha però una criticità: Brindisi è ben collegata con Lecce, ma da Lecce ad altre mete (Otranto, Leuca, Gallipoli, etc.) occorre servirsi delle ferrovie Sud-Est, che risentono di infrastrutture ormai inadeguate a contenere la domanda, per non parlare di altre importanti mete turistiche, come Porto Cesareo, che addirittura non dispongono di una stazione ferroviaria. In buona sostanza, per muoversi in Salento occorre servirsi dell’auto; vero è che d’estate viene attivato il servizio “Salento in bus”, ma per utilizzarlo occorre munirsi di santa pazienza, in quanto alcune linee (per fortuna non tutte) soffrono di orari di percorrenza molto lenti (es. Lecce – Porto Cesareo, circa 28 km, si percorre in 1 ora) e di orari di partenza/arrivo limitati (la linea Gallipoli – Maglie ha solo 3 orari: mattina, pomeriggio e sera).

Detto ciò, le infrastrutture stradali in Salento sono tutto sommato buone, disponendo di collegamenti sufficienti e una non troppo carente manutenzione stradale. Del resto il Salento, come meta turistica che potenzialmente potrebbe puntare sul turismo cultural-naturalistico, non ha bisogno di grandi infrastrutture e di strade ad alto scorrimento, semmai avrebbe bisogno di mettere in sicurezza alcuni tratti stradali, come la c.d. Maglie – Leuca, riflettendo sull’opportunità di prevedere per quest’ultima solo una serie di circonvallazioni che evitino di passare per i paesi (Montesano Sal.no, Lucugnano, Alessano…), senza dover progettare inutili strade a 4 corsie.

Ora passiamo ad osservare la terza parte della stagione estiva (16.08 – 06.09). E’ in questo periodo che si è sentita massicciamente la ripresa turistica in Salento. Lecce ha registrato numerosissime presenze, anche se concentrate maggiormente nel finesettimana e per brevi periodi vacanzieri.

Un dato curioso riguarda la scelta dell’alloggio. Detto che le locazioni hanno avuto costi eccessivamente alti, buona parte del turismo in questo periodo si è orientato verso i campeggi, com’è accaduto anche in altre parti d’Italia, per esempio in Toscana, dove gli alberghi ed i B&B hanno registrato pesanti cali, mentre il tutto esaurito si è registrato nei campeggi. Il Salento ha avuto la medesima sorte.

In questo periodo il turista-tipo, 20-30 anni, del Centro-Sud Italia, ha dunque orientato le sue scelte secondo questi criteri:

– fine della c.d. “altissima stagione”;

– campeggio a basso costo (addirittura si sono visti in giro diversi campeggi abusivi, nelle scuole o nelle campagne);

– la data del concerto della Notte della Taranta.

Già, perché la scelta di trascorrere le vacanze in Salento è stata influenzata, oltre che dal calo dei prezzi conseguente al concludersi dell’altissima stagione, anche dal calendario degli eventi della Notte della Taranta, in maggior modo dalla data del “concertone finale” (25.08).

Dunque la Notte della Taranta, ormai giunta alla sua 15a edizione ed entrata a pieno titolo tra i festival più importanti d’Europa (unico esempio al mondo, invece, di festival incentrato sulla musica folk di un piccolo territorio, pur nelle sue innumerevoli “contaminazioni”) nonché oggetto d’attenzione sempre crescente da parte dei media (quest’anno il concerto è andato in diretta su sky cielo, oltre che sulle emittenti locali), ha orientato le scelte dei vacanzieri a tal punto che il picco di presenze si è registrato, ovviamente, nella Grecìa salentina e nei dieci giorni che andavano tra il 16 e il 26 agosto, tanto che le “tappe” della Notte della Taranta di Lecce, Alessano, Galatina, Cutrofiano, Carpignano Sal.no e Martano sono state tra le più frequentate, per non parlare del concerto organizzato dalla Fondazione S. Rocco, tenutosi a Torrepaduli il 23 agosto, che ha visto la piazza colma di gente, a differenza della tradizionale festa di S. Rocco, con le sue ronde di pizzica-scherma, il 15 agosto, che ha subito un netto calo di presenze rispetto agli altri anni (segno, questo, che gli arrivi si sono concentrati tutti dopo ferragosto).

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Orbene ormai è assodato che il “concertone” richiama un certo tipo di turismo, essenzialmente giovane e propenso a sistemazioni alternative. C’è da dire che in passato, con i primi richiami del c.d. Turismo etnico, la situazione era ben diversa, in quanto il Salento vedeva giungere essenzialmente due tipi di turismo: quello balneare (richiamato dal celebre motto lu sule, lu mare, lu jentu) e quello etnico, crescente e sempre più concentrato verso l’entroterra, richiamato dalle musiche popolari nonché dalle numerosissime sagre, oggi divenute pressoché incontabili…

Insomma, il crescere dell’interesse verso il “tipico”, il “ritorno al passato”, il connubio “natura, musica popolare, cucina tipica” e quant’altro, ha richiamato molti curiosi, desiderosi sia di studiare il fenomeno del c.d. Folk revival e dei fenomeni connessi (la cucina tipica, l’artigianato, l’interesse verso la storia e la cultura popolare) sia di scoprire le numerose peculiarità del territorio salentino. Da qui la presenza di etno-musicologi, antropologi, sociologi che hanno dato vita, insieme agli studiosi locali, ad una produzione letteraria di qualità, incentrata soprattutto sul tarantismo, ma senza trascurare la riscoperta di tante storie locali.

L’avvicendarsi del fenomeno di riscoperta con il marketing territoriale ha dato vita, invece, ad un turismo alla ricerca del divertimento, che oggi popola massicciamente le tante tappe della Notte della Taranta.

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Da qui quella che abbiamo definito come una discoteca a cielo aperto, ossia l’immagine che il Salento dà di sé all’esterno, alimentata dal marketing territoriale e dall’idea della musica popolare come di una musica di divertimento. In effetti così è, la musica popolare salentina conserva una parte dedicata al divertimento, non potrebbe essere altrimenti, in quanto la pizzica-pizzica è una musica che in passato, come oggi, serviva a distrarre, far scordare le fatiche, corteggiare, informare e, perché no, anche divertire…

Tuttavia la musica popolare salentina non si ferma solo alla pizzica. Girovagando per il sito vi renderete conto che racconta molto di più e che la pizzica è solo una piccolissima parte della sterminata mole di canti che rappresentano l’architrave della cultura musicale salentina, mai messa in rilievo dagli “amministratori” della pizzica.

Senza tediarvi ulteriormente, anche perché il tema è molto complesso e necessita di approfondimenti dedicati, va detto – a conclusione di questo scritto – che le politiche turistiche di alcuni operatori del Salento stanno portando quest’ultimo ad essere meta di un turismo mordi e fuggi, tendenzialmente concentrato in un periodo limitato e che richiama gente interessata solo al divertimento (pizzica e musiche ballabili) e poco propensa a conoscere le tante sfaccettature della cultura salentina, sia essa popolare o culta, materiale o immateriale, che – com’è facilmente intuibile – non lascia ricchezza nel territorio, mentre sembrano poco propense a richiamare un turismo cultural-naturalistico (che sopravvive grazie all’opera incessante di piccoli operatori turistici e/o culturali, che lavorano senza i grandi strumenti di comunicazione e magari privi di fondi) ed internazionale, magari desideroso di scoprire l’arte, la musica tutta (e non solo la pizzica) i megaliti, le torri costiere (che nel frattempo crollano nell’indifferenza, come torre Nasparo di Tiggiano) le campagne e la millenaria storia del Salento, il quale – con una buona politica turistica – potrebbe portare vera ricchezza sul territorio.

Forse questa è una strada tortuosa e che non porta risultati apprezzabili nel breve periodo, ma nel lungo periodo, molto probabilmente, si. E allora siamo sicuri che la strada intrapresa sia quella giusta? Vogliamo davvero un turista-tipo che di fronte ad un tamburello artigianale (costo: 15,00 €, prezzo al pubblico: 20,00 €) ed un tamburello cinese (costo: 1,00 €, prezzo al pubbico: 10,00 €) scelga quello cinese?

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Vogliamo davvero un turista-tipo che quando passa accanto ad un Dolmen non sa nemmeno cosa sia? Siamo convinti che lasciare chiuse le torri costiere o le cappelle (o, peggio, lasciarle nell’abbandono) sia meno proficuo che organizzare la Sagra te le cose noscie? (che brutto termine, ma poi…che significa, che si prepara tutto quello che è nostro?). Infine, vogliamo che il Salento sia preda di interventi modernizzanti, nell’ottica per cui occorre ospitare un turismo di massa o vogliamo che sia un parco naturalistico dove il turista possa perdersi tra le campagne e respirare gli odori della natura? Insomma, cosa deve proporre il Salento? Una discoteca a cielo aperto…

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con le ovvie conseguenze che vediamo in foto…

…o un museo a cielo aperto?

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Speriamo solo che la risposta non arrivi quando raccoglieremo i cocci…

Prima volta in Salento? Guarda l’infografica!

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2018-12-07T22:20:23+00:00